
ph Laila Pozzo
Il Teatro San Ferdinando ha ospitato Oliva Denaro, uno spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Viola Ardone, reso testo teatrale dal regista Giorgio Gallione con la collaborazione di Ambra Angiolini che ne è anche la protagonista.
Oliva vive a Martorana, un piccolo paese della Sicilia, insieme ai genitori Amalia e Salvo e ai fratelli Fortunata e Cosimino. Adolescente intelligente e ribelle, da subito prova invidia per suo fratello al quale è concessa grande libertà perché maschio! Con l’arrivo del ciclo mestruale Oliva intuisce che dovrà difendersi dagli uomini, in particolare Pino Paternò che purtroppo riuscirà a farle violenza. Oliva anziché piegarsi al matrimonio riparatore, porterà in tribunale l’uomo che ha abusato di lei, contro il parere di tutti.
La storia di Oliva Denaro trae ispirazione da quella reale di Franca Viola che nel 1965 riuscì a scardinare un principio sancito nel Codice Rocco del 1931 che con l’articolo 544 prevedeva l’impunità per lo stupratore a patto di convolare a nozze con la ragazza abusata. Tuttavia, per onore della cronaca, tale articolo fu abrogato soltanto nel 1981 insieme a quello 587 che legittimava il delitto d’onore ed ancora altri 15 anni sarebbero trascorsi affinchè lo stupro fosse dichiarato reato contro la persona e non più delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. Senza il NO forte e chiaro di Franca Viola, le donne sarebbero state ancor più sfruttate dai maschi e i loro sacrosanti diritti neppure riconosciuti
All’aprirsi del sipario che mostra un cortile rurale con numerose cassette di frutta e un albero di mandarini, appare Oliva in un abito color azzurro come il cielo. I capelli lunghi sono legati da un nastro colorato ripete, come un mantra, alcune massime di sua madre sulla pericolosità di alcuni atteggiamenti femminili che possono provocare insane passioni negli uomini. É necessario che le ragazze non si mettano in mostra,che abbassino gli occhi, che conservino come un dono la loro verginità con modestia e purezza. Ma Oliva non vuole diventare come la sorella Fortunata che ha accettato un matrimonio riparatore e vive in clausura nella sua casa dove non mancano la radio e la TV ma dove la violenza e la prepotenza del marito regnano sovrane. Oliva si dimostra da subito protagonista delle sue scelte contro soprusi e pregiudizi e capace di superare le convenzioni sociali, il disprezzo degli altri, gli stereotipi di genere. Oliva conduce la sua battaglia con forza e dignità e trascina dalla sua parte a poco a poco anche il padre, la madre e la sorella. La sua è una rivoluzione profonda suffragata dalla frase non sono favorevole prima sussurrata e poi urlata a fine monologo.
Ambra Angiolini è Oliva Denaro, è Franca Viola, è Viola Ardone, è tutte le donne a cui la vita è in debito, è l’ennesimo e spesso inascoltato urlo contro il patriarcato e contro la tossicità di un rapporto non cercato e voluto, è il dolore straziante di chi subisce una vergogna.
Ambra Angiolini sa catturare lo spettatore facendogli provare rabbia, compassione,libertà rivincita, riscatto.
Alla fine dello spettacolo le sue lacrime sono vere e scendendo in sala ,tra gli spettatori, ribadisce quel NO che ancora oggi è il movente dei tanti femminicidi.
Le canzoni di Mina (Citta vuota, Nessuno, Mi sei scoppiato nel cuore) scandiscono i momenti salienti dello spettacolo insieme alle musiche originali del maestro Paolo Silvestri. La scena e i costumi di Guido Fiorato e le luci soffuse di Marco Filibeck completano la magia dello spettacolo.