Geniale e dissacrante, originale ed eclettico. Un creativo senza precedenti e chi più ne ha più ne metta. Racchiudere il suo estro artistico con un’unica definizione è impresa ardua. Lui è David LaChapelle, fotografo americano passato alla storia come tra i più estrosi rappresentanti dell’arte fotografica, espressa seguendo bizzarrie e linee esasperate, frutto sconfinato della sua immaginazione mentale dove ogni produzione fotografica ritratta induce ad osservare la società dei consumi secondo un’inquadratura di ineffabile critica. David LaChapelle trova dispiegamento della sua arte accingendosi a fotografare ciò che lui stesso ha definito “in-fotografabile”, riuscendo a cavalcare con maestria l’onda fino a raggiungere grandi vette nella cultura pop. Allievo e pupillo di gran lunga di Andy Warhol, LaChapelle ha dato spazio alla creazione della sua fantasia provocatoriamente combinandola con la realtà esistente in chiave di provocazioni categorizzate altresì sulla scia della pornografia. Osannato, criticato e persino odiato, David LaChapelle crea ambienti ed atmosfere che superano ampiamente il realismo, sconfinando in una divulgazione di scenari colorati e di estrema eccentuazione del nudo, del goffo, del corpo, del kitsch, del caricaturale e dell’artificio. La sua fama indiscutibile al di là di ogni contesto spaziale e temporale oggi ritorna a riecheggiare con ancor più impeto. Il suo nome è presente in una mostra nella città di Vienna. “Once in Garden” un evento che accoglie un’icona insuperabile della fotografia degli anni ‘90; un creatore di stile, tutt’oggi attivo nel campo della moda e della pubblicità. Un narratore della società, un artista dalle caratteristiche inafferrabili.
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